
L'esperienza artistica è così incredibilmente vicina a quella sessuale,
al suo dolore e alla sua gioia, che i due processi sono propriamente
solo diverse forme d'una sola brama e beatitudine.
E se si potesse dire sesso, sesso nel vasto, nel grande, puro senso, su cui nessun errore chiesiastico non avesse gettato l'ombra del suo sospetto,
la sua arte sarebbe molto grande e di enorme peso.
La sua forza poetica è grande e potente come un impulso primordiale,
ha in sè propri liberi ritmi e prorompe come una montagna.
Può accadere che questa forza non sempre si presenti
del tutto sincera e senza cedimento.
Certo è anche una delle più difficili prove per chi crea:
egli deve sempre rimanere l'inconsapevole, l'ignaro delle sue migliori virtù,
se non vuole togliere a esse la libertà e illibatezza.
Ma l'essere umano a volte trasforma il tutto, in foia, ebbrezza e inquietudine,
nella sua sensibilità sessuale c'è qualcosa di angusto, apparentemente selvaggio, odioso, temporale, non eterno, che ne limita l'arte la fa equivoca e ambigua.
Essa non è senza macchia, è segnata dal tempo e dalla passione,
e poco di lei potrà durare e consistere.
Ma tuttavia di quanto in essa c'è di grande si può gioire profondamente,
senza finire partigiani di quell'espressione così infinitamente angosciosa,
piena di adulterio e disordine, lontano dai reali destini,
che si... fanno soffrire più che questi turbamenti temporali,
ma danno più grandezza e più coraggio all'eterno.