Esiste un luogo








Esiste un luogo ove sembra che il tempo si sia fermato. Non è una dimora, non è neanche una stanza e neppure un‘ isola, la sua presenza si impone, come se fosse il posto dei desideri, come se lo avessimo sempre, lontanamente cercato.
A volte abbiamo l’ impressione che sia vicino a noi ed altre volte che sia così distante, tanto da percepirne il vuoto lasciato.
Lo sentiamo con la sua forte presenza che tutto sovrasta e nel momento in cui porgiamo lo sguardo è già altrove, come se una folata di vento lo avesse rapito dal nostro sguardo. Eppure è così discreto, imponente, misterioso.

Non è il frutto di una circostanza, ma è li, che giorno dopo giorno, si costruisce il tessuto della nostra storia, fatta di parole, di gesti, di sguardi, di sospiri, di attese, di sorprese, di affanno, inganno, di amore e di dolore.
Ma in questa vastità c’è sempre qualcosa, un attimo, una percezione che sembra sfuggire al nostro tempo.
Noi vorremmo cambiare e desideriamo mutare la storia, vorremmo sentire il respiro, cercare uno sguardo attento, un volto e lasciarne un segno, ma sfugge quell’ attesa e il tempo sembra inganno.
Così in questa vita, vissuta con fatica, noi rincorriamo i volti, la pretesa, un’ insolenza strana.
C’è sempre più sostanza in questa vita, come se in quella forma, nel volto e nel modello ci fosse il desiderio e più ancora il suo ritorno.

Riempire, non lasciare vuoti, come se in un’assenza ci ritrovassimo soli.
Cerchiamo l’attimo di attesa e ciò che precede la vita.
Non è densità ma dare una distanza, non è riempire i vuoti, ma lasciare una stanza e nella nostra vita ve ne è una più delle altre che aspetta una risposta.

Abbiamo bisogno di un po’ di vuoto, di una nebbia fitta, di smarrire la strada, di cercare la vita, per abbandonarci, dolcemente.
Ed ecco, che quando le braccia si abbandonano come smarrite e lo sguardo si perde all’ orizzonte, solo allora ci accorgiamo.
Apriamo quella porta e quando più nulla abbiamo a perdere e le parole si fermano prima ancora di essere pronunciate,
scopriamo il segreto del silenzio dimenticato, della pausa trascurata, dell’ intervallo perduto, qui è dove risiedono le parole non dette, le attese cancellate, il tempo che non abbiamo saputo aspettare e quel silenzio che non abbiamo saputo cercare.
Non vi sono i gesti compiuti e neppure le imprese sostenute, non vi sono trofei e neppure eroi, ma li abitano le nostre paure, dove stanno, una sull’altra le attese che non abbiamo saputo attendere, i desideri che non abbiamo saputo desiderare e quel silenzio, quei minuti in cui non abbiamo saputo aspettare.
Ed ogni oggetto che incontriamo è come se ci narrasse non della ricerca di un senso ma di un silenzio che trascende il senso.
E’ il silenzio che dovevi avere e che non hai saputo sostenere, non è l’essere muti, ma far parlare il tempo, un’eco lontano e lasciare scorrere il tempo.

In quella stanza grande che sembra senza fondo, ritrovi la tua storia, un tempo passato e, quei ricordi non saputi avere e scopri la clessidra, ma non più con la sabbia. Solo con le ampolle, dove non sono i granelli di sabbia che devi lasciare cadere, è il tuo tempo che devi lasciare scorrere e il tuo tempo non ha un’ inizio e una fine , è il tuo tempo e questo basta.
Che strano , avevi passato la vita ad aspettare che scorresse in quei granelli, ed ora, tutto a un tratto ti accorgi che il tuo tempo non chiedeva di essere contato, ma solo di essere accettato e vissuto.

Quel silenzio in quella stanza vuota, vi è come una musica perfetta, non è un suono strano, ma sa un po’ di magico. Ti fermi, alzi lo sguardo e dal profondo, una musica ti inonda.
Tu scorgi le parole ed hanno un suono strano, qualcosa di diverso che ricorda un luogo distante, ma non è nelle parole e nel timbro del suono quell’armonia che da senso, ma l’ intervallo, non la nota ma il silenzio dentro, è in quel silenzio, in quell’ intervallo perduto che la vita assume un senso.

Ogni suono, come ogni colore ha bisogno di un vuoto, di un’ intervallo, di uno stacco per essere percepito. E’ questo silenzio dimenticato, è questo vuoto cercato di riempire, è questa attesa tentata di allontanare.
I passi riprendono, ti ritrovi senza chiedere nulla cercando la sensazione che disseta il desiderio di Libertà e che emana dolcemente il suo delicato profumo verso colui che sceglie di crederVi.

Vivo una vita attraverso delle lenti colorate che hanno il colore delle mie idee e dei miei timori.
Fare silenzio senza ragionamento. Non sappiamo cosa sia giusto o sbagliato. Non sappiamo come dovrebbero andare le cose. L'unica cosa che sappiamo è qualcosa che sentiamo.
Chiudo gli occhi e mi limito semplicemente ad ascoltare.

Pur non essendo di alcuna utilità, questo scritto forse ha un senso in se stesso.
Come quando osservi un tramonto. Che scopo ha un tramonto?
Certo, se sei un metereologo o un astronomo lo scopo ce l'ha... ma se sei un poeta dov'è lo scopo?
Non c'è! Ma c'è un senso che va oltre lo scopo.